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venerdì 20 settembre 2013

La serata del rottame (monologo radiofonico)





Una voce alla Berry White.



Bentrovati. Sarà capitato a tutti di sentirsi accartocciati e offesi durante la giornata.(Rumore di lattina che si accortoccia e cade a terra) Ma perché mai dico io? Uno non si può scaldare un attimo che subito viene preso per un criminale, un poco di buono. (Sirena di polizia)(pausa) La serata dei rottami dunque. Si, perché ci va un soggetto nella vita e il soggetto questa sera sono i rottami.(Applausi di pubblico) Viviamo in un mondo che è pieno di rottami: quindi qualche volta mi sento rottame un po' anche io.(Ticchettio di timer che finisce il conto con fragorosa strombettata)Ora non mi viene in mente molto perché ho la luce dello studio che mi abbaglia ed è mattina: sono le cinque di mattina e quindi ho delle difficoltà, ecco, no aspetta:  se chiudo gli occhi posso sentire odore di fiori bianchi, odore di fiori cresciuti in mezzo ai rottami (Risate di pubblico) ecco un po' di radio per voi gentili ascoltatori, (pausa) prendetevi questo, bam.

(Musica)

Bentornato gentile pubblico. Le macchine per pulire i rottami del sabato sera si stanno per mettere in moto mentre quelle dei rottami si spengono; e si, perché rottami si diventa se fai le 5 di mattina.(Belare di pecore)(pausa) Rottamazione, mmmh già, vado in rottamazione, mi faccio una nuova carrozzeria, mi faccio un tatuaggio perché no!(Applausi) Dovremmo fare tutti un giro alla rottamazione, magari ci cambiano qualche pezzo. Già.Per tutti i rottami in circolazione io conosco un officina molto buona: si chiama TE STESSO e quando vai in riparazione da TE STESSO ti fai un grande sconto e lasci perdere psicoanalisti, chirurghi plastici o che diavolo ne so io.(Applausi)Per te che resti qua, un altro po' di musica.

(Musica) 


(Sulla musica) Lo hai mai visto un autonoleggio gratis? Cazzo, chiedi quanto ti costa un autista o una macchina da noleggiare un solo giorno, e mica è gratis e a volte le macchine che ti noleggiano andrebbero rottamate.


(La musica continua fino a sfumare)


C'è sempre qualche buon meccanico in giro, un bravo maestro, un buon padre, una buona madre.(Fischi di pubblico) Beh, in effetti...
L'officina GRANDI RIPARAZIONI!!! Se sei veramente da rottamare, un rottame serio, di quelli tutti accartocciati, allora devi andare all'officina GRANDI RIPARAZIONI e l'officina GRANDI RIPARAZIONI ti farà un culo così.(Stupore di pubblico) Lì ti troverai faccia a faccia con il meccanico,(Lattina che si accartoccia e cade a terra) già, e il meccanico sa quale bullone girare o su quale chiodino dare quella bottarella. Quando ti troverai faccia a faccia con lui puoi dirgli una cosa sola “Buongiorno, sono qui e mi devo rottamare.” Ecco l'ultimo brano di questa sera.

(Musica, rimanendo in sottofondo fino alla fine)

Siamo in compagnia di un vecchio amico, talmente vecchio che è morto (Risate di pubblico) Bella questa! Bravo e grazie per essere stato con noi.(pausa) E ragazzi, uno nasce nuovo e poi s'accartoccia, s'accartoccia piano piano, s'accartoccia su se stesso, s'accartoccia su una mano, s'accartoccia, s'accartoccia, s'accartoccia.La serata del rottame è dedicata a me ed io sto andando ad incontrare il mio meccanico. 

(fragoroso sparo)




domenica 21 aprile 2013

Dodici


Susanna

Così, leggera, incrociando il mio sguardo
sfiora i capelli. Una nota, un accordo
li scosta dalla fronte, ascolta e tocca,
giovane e fresca si bagna la bocca.


Sabato mattina

Il mio corpo vuole dormire ancora.
Gli uccellini cantano, in quest'ora
vuota, senza rumore, pura e nuda.
Un'ora sola si sente ed è cruda.


Sogno

Brucia, segreto, durante la notte,
in qualche posto. La luna che sbatte
il riflesso dorato, tutta sera.
Inaspettato, assurdo com'era.


Le tre del mattino

Aprendo la finestra, entra la notte,
Io respiro quel buio. E' la sua notte,
m'investe, come la luce del sole,
mentre lui nasce divento immortale.



Cameriera, il giorno dell' 8 marzo.

Guarda da dietro un uomo volgare.
Pover'uomo, povero me. Rubare
frasi di qualche pensiero sbiadito.
Persi in noi stessi, qualcuno, tradito.



Un altro sabato mattina

Che cosa davvero sente la mia anima?
Chiasso di mare, vento forte e schiuma.
I sussulti d'un cuore spaventato.
L'aria gelida mi trova provato.


Formichina

Ignara e frettolosa, laboriosa,
oh, come ti somiglia questa cosa
che chiamiamo città: linee rette,
luci, lavoro, fretta e mura strette.


Estate

L'odore del mare in uno scaffale.
Devi pagare, per essere morale.
Mare senza sole e spiagge private.
Non devi pagare, per vivere l'estate.




La città morta


Il cadere di stelle, scie fluorescenti
infuocherà questa città perduta,
La terra morirà, senza fulgenti
amori, senza più luna dorata.

Inanimata, macchine e rovina
consumeranno quest'aria preziosa.
Resterà sola, la strada meschina,
Bitume e arsura senza vita e posa.


Donne

A piangere impariamo da sole,
ad ingannare c'insegnano i nostri.
Muoviamo veloci, sopra lo Strale,
squarciando l'aria, agitando nastri.

Attenti, voi, manipolatori!
Anime ingannate da mille anni.
Perdute, in questa genesi di attori
impietosi, noi, vestite di affanni.


Attimo

L' amore si consuma, in uno sguardo.
Un nuovo amore, mentre tutto perdo.
Tutto. Scrivere negli spazi bianchi
dei nostri corpi, sfiniti e stanchi.


L'ultimo momento

Io dissanguato per terra, sul dorso,
nel mio sangue? Maligno, sì, perverso.
In fin di vita, questi occhi fissi
sapranno finalmente chi mai fossi.






mercoledì 20 febbraio 2013

Monologo dell'avversione

  A zio Andrea.


Scrivo nei meandri dei portoni, bui, tristi, per le strade lucide, tra immondizia puzzolente, con l'arido vento che secca la pelle. Il sale negli occhi. Nulla di buono. Sognare piangendo di piangere; traduci questo povero coglione! Scrivo: un gesto misero che mi indolenzisce le spalle, svuota le viscere come il più crudo tra i Seppuku, così inviolabile sul monte viola battuto da un sole di spazzatura. Posso pensare e allora penso: contraggo i muscoli, strappo gli occhi al fuoco. Il ferro. Apatia generale, merda nei cuori. Mani beote si stringono tra i banchi di chiesa, mentre mendicanti stranieri aspettano le vostre fottute pensioni all'uscita della predica. Un povero cristo pederasta laido e bugiardo. Impaziente figlio di puttana. Aspettiamo la vecchiaia consumando i marciapiedi, i gradini del solito bar. Succhiamo la vita attraverso tubicini vaporosi e vaporanti mentre i figli piangono i nostri peccati e le nostre imperdonabili disattenzioni. Continuiamo a mandare i giovani a scuola, così, ché qualche professore “signorina” possa annoiare i cervelli freschi ed esuberanti dei nostri ragazzi. Cristo crocifisso dietro le nostre spalle e davanti ai nostri sogni, alle nostre aspirazioni e desideri. Così, come un orgia, il Sabato sera ci sbatte tutti per strada ad ubriacare e stordire queste anime fiaccate, morte. Una maliziosa puttana ci mangia il fegato servendoci da bere. I vecchi, sempre più soli, guardano inebetiti le piaghe di Padre Pio. La Montalcini crepa centenaria, in televisione. Pasolini lo hanno fatto morire a calci nei coglioni e Sodoma è solo più un ricordo vacuo, lontano, felice. Armi e fuoco prendevano il posto a pensiero e ragione quando la televisione soppiantava i nostri sogni e noi guardavamo il mondo attraverso una finestra.

Così per sbaglio, interventismo fatalista, crudele.

Spaziosa prigione per le spoglie del Re e della Regina. Povero Micca, morto scoppiato ed io, senza soldi, povero come Micca mi lavo i peli del culo dopo aver cagato. Il sole si alza e tramonta tutti i giorni. Bestia nera, morta ammazzata, il caprone salvato dal cacciatore esperto in montagna; la volta del creato, l'aria sincera, assente. Un pomeriggio presto, arrotolato in un tappeto d'erba venduto ai golfisti di ultima generazione, così il mio piscio scroscia sulla ceramica del cesso. Per questo elevato squasso mi ridono in faccia volti meschini, occhi iniettati di sangue come gondole perdute nelle acque ferme di una città morta. Così, soli, palpitiamo nel buio, mentre le nostre volontà marciscono silenziose in cantina, al fresco, umido di errori di codardia e fuochi di rabbia.

Stendo gli stracci della malinconia fuori dal balcone di una casa senza tempo. I tuoi occhi ormai stanchi e le tue mani tremanti di malattia riescono ancora ad indicare la strada delle cose che dici. Ironico e beffardo pretendi che le stringa divertito dalle tue cazzate. Vecchio coglione, cane tra i cani, lupo tra i lupi. Ancora questi fiori non si sono schiusi alle tue idiozie, si perdono però i petali della Genziana Rigens che non vuole scoprire il colore del suo stelo. Vinto, battuto da un vento invernale che mi gela i pensieri mentre le dita cadono una ad una come la cenere del mio sigaro forte, buono, sincero. Come quando la nebbia del primo mattino ti grida in faccia che è lo stesso se crepi ai cento all'ora in tangenziale o se scopri che sei un buono a nulla capace solo a riempire di parole l'aria che respiri. Mio vecchio amico Drago, ubbidiente, vola incontro agli stronzi e brucia i loro peli vetusti. Fanne un sol boccone. Dei loro luccicanti pendagli, povero te, non potrai sfamarti però. Urlano tutti facendo un gran chiasso senza che il mio mignolo si muova di un millimetro ma la Tua voce, sola, mi ha scalfito il petto. Le mie meningi prima ancora di nascere erano tra le natiche di Dio e Tu già allora ti muovevi e ansimavi mentre dentro di Te si agitavano i cazzi più diversi.



domenica 27 gennaio 2013

Mezzo-nudo





A Romeo

Je suis avec toi mon amour,
je suis avec toi tous les jours.
Mon cher, mon petit,
mer et corp de mon esprit.




Festa

Volevo vedere corpi nudi,
morbidamente rosa.

Bocche lucenti muovevano languide   parole ubriache.

La notte mi ha leccato la schiena.





Matinée

In silenzio mi rubo la vita.

Il seme prende possesso del tempo.

Chi mi difende da questo schizzo biancastro?

L'amore altrove.

Umido





Porno-grafia 2000

ninfomania del cervello

denutrizione del cuore




Susanna


Scivola leggera, incontra il mio sguardo,
è giovane, fresca e si bagna la bocca.
Sono i suoi occhi che pensano ai baci,
i primi, immutabili, caldi, lunghissimi.

Sfiora i capelli la sua matita, un accordo,
li scosta dalla fronte, ascolta e tocca.
Nel vuoto dei sensi ci vedo felici,
sdraiati a toccarci in inverni caldissimi.






venerdì 4 gennaio 2013

Ortiche




Risveglio


La mattina mi viene in bocca
verso mezzogiorno,
svegliando sogni infiniti.

I corpi caldi,
nudi,
si cercano.

La storia dell'uomo.




Attesa


Un cane
annusa la mia ombra,
per terra.

Dietro i vetri del bar
riconosco Nicola
seduto
solo,
a bere,
e guardare
il vuoto.

Esce una bionda
a chiudere il bar.

Nicola scompare.

Una mano
tocca la mia spalla,
la sera.

Scompare anche l'ombra.





Impressione [ I ]
                                                                                                                          Mentone

Mattina:
la luce canta lo spazio
d'intorno.

Fuori uno schianto:
il Mare.

Risplende la città
vecchia,
colorata di rosa.

Le morbide pieghe dell'acqua.

L'aria,
leggera,
apre i sensi.

Un arancio è ricolmo di frutti.

Lenta
una barca,
incontra il mio sguardo.





Impressione [ II ]
                                                                       Marsiglia

Un crocevia di occhi guarda il suo corpo
gravido, ed il mio, mentre muoviamo
le nostre giacche
in mezzo a quelle di centinaia di arabi.

La luce crepita sopra l'acqua che sembra petrolio.
Il cielo è plumbeo sul porto.
I colori folgoranti del tramonto
si stagliano nitidi
all'orizzonte.

Aspettiamo sera
camminando, timidi
lungo la strada.

Giochiamo con gli occhi sulle barche
ancorate strette l'una contro l'altra.
                          Issiamo le vele dell'immaginazione,
salpiamo di notte
verso sogni d'amore.





Ortiche


Sento frasi e voci,
liquido canto tace,
strillano cose truci
nel giorno della pace.

Son tutti belli froci,
ibrido senso esce,
vomitano le feci
nel forno e nella brace.